Ragioneria dello stato e spesa dei Fondi UE 2021-2027

Secondo l’ultimo bilancio di spesa della Ragioneria dello Stato, alla fine del 2024 i pagamenti dei fondi UE 2021-2027 in Italia erano fermi al 4,59% delle risorse programmate. Particolarmente critici i Programmi nazionali e le Regioni del Centro-Sud, con un rischio concreto di disimpegno dei fondi nel 2025. Tra le Regioni infatti le performance peggiori le mettono a segno quelle meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) con un complessivo 2,85 %.

L’allocazione prioritaria delle risorse sul PNRR e l’attesa della riprogrammazione hanno contribuito ai ritardi. Anche il Fondo Sviluppo e Coesione registra un basso avanzamento, con pagamenti al 2,8% delle risorse assegnate.

Alla fine del 2024, i pagamenti relativi al ciclo di programmazione 2021-2027 sono fermi al 4,59% delle risorse programmate, tra Fondo di sviluppo regionale (Fesr), Fondo sociale plus (Fse+), Just transition fund e Feampa, e colpisce che dal monitoraggio di metà anno – quando il dato era pari all’1,71% – il progresso sia stato minimo. Va un po’ meglio se invece si valutano le risorse impegnate, passate dal 10,7% di giugno al 16,8% di dicembre.

Ricapitolando, le risorse dovrebbero essere totalmente impegnate entro il 2027 e spese entro il 2029. In termini assoluti, al 31 dicembre dello scorso anno i pagamenti sono però fermi a 3,4 miliardi di euro su un valore dei programmi pari a 74,9 miliardi (di cui 42,7 miliardi di contributo Ue) e gli impegni si attestano a 12,6 miliardi.

I ritardi maggiori sono stati accumulati dai Programmi nazionali, gestiti cioè direttamente dai ministeri, e dalle Regioni del Centro-Sud,

La sovrapposizione con il Pnrr, che ha un target di chiusura più ravvicinato (il 2026) e ha calamitato la maggior parte dello sforzo di progettazione e messa a gara delle amministrazioni, è uno degli elementi che ha inciso su queste performance. Tra le Regioni, invece, le performance peggiori le mettono a segno quelle meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) con un complessivo 2,85 per cento. Fanno poco meglio – 4,3% – le Regioni in transizione (Abruzzo, Marche, Umbria) mentre si staccano, con un complessivo 10%, tutte quelle del Centro-Nord classificate come più sviluppate.