Pnrr: Avanzamento e prospettive

A un anno dalla scadenza del PNRR, il Governo accelera la rimodulazione del Piano per garantirne l’attuazione entro il 2026. In attesa del via libera dell’UE, sono stati rivisti 107 tra riforme e investimenti cui corrispondono 72 miliardi di spesa. Il tema dolente resta la spesa effettiva, che rimane contenuta: alla fine del 2024 si attestava sotto i 64 miliardi, oggi è stimata attorno ad appena 70 miliardi  (su 194 miliardi del programma totale).

La revisione riguarda obiettivi tecnici e spostamenti di risorse verso progetti più realizzabili nei tempi. Tra le novità: più fondi per l’alta velocità al Sud (da 3,8 a 4,1 miliardi), incentivi per  eicoli elettrici (597 milioni), ridefinizione di target su autobus, colonnine di ricarica (ridotte da 21.000 a 12.000) e identità digitale (inclusi cittadini stranieri e italiani all’estero).

Alcuni progetti verranno trasferiti ai fondi di coesione per evitare perdite. Intanto, l’Italia ha ricevuto 140 miliardi su 194,4, completando solo il 55% degli obiettivi. Serve ora accelerare per ottenere le ultime tre rate entro metà 2026.

Il governo punta a incassare 18,2 miliardi di euro entro giugno, relativi alla settima rata del PNRR. Con questo versamento, l’Italia raggiungerebbe 140 miliardi su 194,4 totali. Tuttavia, la spesa effettiva rimane contenuta: alla fine del 2024 si attestava sotto i 64 miliardi, oggi è stimata attorno ai 70 miliardi, circa la metà del totale disponibile. Permangono forti criticità infrastrutturali nel Mezzogiorno, nonostante il vincolo territoriale sui fondi. La difficoltà a rispettare i tempi tipici dei lavori pubblici italiani rappresenta un freno all’attuazione concreta, in particolare per gli interventi più complessi.

L’attenzione ora è massima su come riassegnare le risorse nei settori e nei progetti che mostrano maggiore capacità di avanzamento, anche con interventi normativi o regolatori ad hoc. La possibilità di spostare una parte dei progetti verso i fondi di coesione, soprattutto quelli che rischiano di non essere completati entro il 2026, resta una delle opzioni in valutazione. Intanto, l’Anac lancia l’allarme sui ritardi nell’attuazione del Piano. Nella relazione annuale, il presidente Busia segnala una spesa ancora sotto il 30% in alcuni settori, uso eccessivo dell’affidamento diretto (98% nel 2024), frazionamenti sospetti e un aumento del 43% delle violazioni in materia di sicurezza sul lavoro.